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Le Mans, promossi e bocciati di una 24 ore incredibile

Immagine del redattore: Marco BiseMarco Bise

Dopo una 24 ore tiratissima e incerta fino agli ultimi minuti vinta dalla Ferrari #50, è ora tempo un po' per tutti i costruttori di tirare le somme di questa prima parte di stagione. Tra piacevoli sorprese e cocenti delusioni, questa annata del WEC si sta confermando a livelli estremamente alti, continuando la grandissima crescita iniziata lo scorso anno.

In questo articolo andremo ad analizzare le prestazioni delle varie compagini che hanno dato spettacolo in classe hypercar. Valuteremo come si sono comportate rispetto alle aspettative createsi nelle precedenti tre gare di Losail, Imola e Spa, analizzando chi ha saputo sfruttare al massimo il pacchetto a disposizione e chi invece dovrà lavorare sodo per recuperare terreno.


Ma senza perderci in chiacchiere, addentriamoci nell'articolo, perché di carne al fuoco ce n'è davvero tanta.


Promossi della 24 ore di Le Mans


Ferrari

Vincere all'esordio, dopo 50 anni di assenza e dopo soli 11 mesi dall'aver messo le ruote sull'asfalto per la prima volta, è stato molto difficile, ma confermarsi l'anno successivo, partendo - sulla carta - da sfavoriti, lo è stato ancora di più.

Fin dai test della settimana antecedente la gara, è stato subito chiaro che ci si sarebbe dovuti rimboccare le maniche per vincere: i nuovi parametri del BoP - finalmente tarato correttamente - hanno infatti spuntato l'arma principale delle vetture di Maranello, ovvero la velocità in rettilineo, che lo scorso anno rendeva le 499P delle astronavi sugli immensi rettifili della Sarthe.


In una gara di 24 ore, però, tutto può accadere: l’essenziale è evitare di sbagliare la strategia come a Imola e non correre rischi inutili nelle fasi iniziali. Sin dalle prime battute, si percepisce un segnale positivo: le rosse sono competitive, i piloti hanno il piede caldo. C’è speranza, e non solo per le rosse: anche la 499P gialla di AF Corse ha dimostrato un ritmo sorprendente, rimanendo in corsa per la vittoria fino allo sfortunato ritiro per un problema di affidabilità, il primo patito da una 499P in quasi due anni di gare.


Nonostante alcuni errori di troppo, come le svariate penalità per unsafe release ricevute dalla #50, e l’ansia dell’ultimo momento per la portiera non chiusa correttamente che ha costretto ad anticipare l'ultima sosta e ad un risparmio energetico forzato, le Ferrari hanno nuovamente compiuto un’impresa memorabile.

499P Le Mans
Ferrari 499P #50 - © Ferrari

Toyota

Applausi meritati anche per il team giapponese. Nonostante una qualifica sfortunata che ha costretto le loro vetture a partire in undicesima e ventitreesima posizione, e nonostante un avvio di gara non esattamente brillante, la forza collettiva e l’esperienza del gruppo emergono nei momenti cruciali, ovvero quando è il tempo di giocare di strategia.

Ci sarà pure un motivo se i nipponici hanno dominato tutte le ultime stagioni, no?


Le chiamate perfette del muretto, combinate con un veicolo affidabile, costante e performante in ogni situazione - anche se probabilmente non il più veloce in assoluto - e il piede pesante dei piloti hanno permesso alla vettura #7 di rimanere in corsa per la vittoria fino agli ultimi minuti, salvo poi arrendersi ad uno straordinario Nielsen in versione risparmio energetico.

Toyota GR010 Hybrid Le Mans
Toyota GR010 Hybrid #8 - © 24 Hours of Le Mans

Cadillac

La V-Series.R riesce finalmente ad andar forte, soprattutto in qualifica.

Il percorso di crescita della compagine americana è ben visibile, seppur ci sia ancora qualche problema lato affidabilità, come dimostrato dal ritiro della #3.

Probabilmente la strategia sfalsata della #2 rispetto ai primi ha alimentato false speranze nei fans, suggerendo un vantaggio non effettivamente presente, ma poco importa: i progressi si vedono e già a Spa, prima che Bamber facesse il patatrac, si intravedevano segnali molto positivi.


E poi, che sound il V8 aspirato da 5.5L! Quello sì che fa impennare l’ignorantometro, simpatico termine coniato dagli amici di Eurosport proprio per descrivere questo mostro che, come sempre, non smette di regalare emozioni. Grazie Cadillac per aver pensato alle orecchie di noi appassionati.

Cadillac V-Series.R #2 Spa
Cadilac V-Series.R #2 - ©Autosport

Lamborghini

Il decimo posto della #63, all'esordio qui a Le Mans e davanti alle ben più blasonate Peugeot, non può che portare sensazioni positive in casa Lambo.

Ottima l'affidabilità, che per i progetti nuovi e ancora in fase di sviluppo, in una gara così lunga, rimane sempre un'incognita, come confermato dal Racing Director Emmanuel Esnault: "Questo è un grande successo. Finire la gara senza grandi problemi è stato il nostro primo obiettivo, e l'abbiamo fatto senza un solo viaggio in garage e segnando il nostro primo punto nel FIA WEC."

La casa di Sant'Agata può quindi proseguire lo sviluppo della SC63 con delle certezze sempre più solide.

Lamborghini SC63 #63 Losail
Lamborghini SC63 #63

Isotta Fraschini

Che dire, se non wow.

Il pacchetto portato da Michelotto Engineering e Duqueine non è affatto male, anzi.

Certo, non è il top, ma mettiamoci nei loro panni: catapultati nel mondiale endurance con una macchina totalmente nuova, due piloti Silver ancora giovani e acerbi e un budget risicato che impedisce di fare test per comprendere e sviluppare al meglio la vettura.

Inoltre, la Tipo 6 LMH-C non gode nemmeno di tutti gli aiuti del BoP come accadeva invece a Vanwall lo scorso anno, ma gira comunque con 15kg di zavorra, che nei curvoni veloci dell'ultimo settore si fanno sentire parecchio.


Già solo il fatto di aver finito la corsa - cosa non riuscita né ad Alpine, né a BMW, giusto per fare un paio di nomi - dimostrando un’ottima affidabilità si può considerare quindi una grandissima vittoria, come testimoniano gli abbracci nel box a fine gara. Una scena davvero commovente per gli amanti del romanticismo motoristico.

Isotta Fraschini Tipo 6 LMH Competizione Le Mans
Isotta Fraschini Tipo 6 LMH Competizione #11 - © Isotta Fraschini Duqueine

Rimandati


Porsche

Un mix dolceamaro per la casa di Stoccarda.

Dopo essere arrivata come favorita, aver ben figurato nei test e aver siglato la pole, finire giù dal podio, seppur dietro a un ottimo Pier Guidi che ha venduto cara la pelle nelle tornate finali, sembra una beffa bella e buona.

Soprattutto avendo potuto contare su ben sei vetture al via, ed ancor di più dopo le provocazioni di Toyota, che aveva dichiarato prima della gara che un’eventuale mancata vittoria di Porsche sarebbe stata il risultato di una prestazione non all’altezza.

Eppure, non ci sentiamo di giudicare in modo del tutto negativo la casa tedesca: dopotutto, già a Spa e Imola, dove hanno raccolto gloria più per fortuna che per velocità, le 963 non sembravano più le regine della pista come in Qatar.

Merito anche del BoP, che dopo i disastri di inizio stagione ha fortunatamente corretto il tiro.


Punti bonus per il lavoro incredibile di Jota Sport, che ha portato a termine l'impresa quasi impossibile di assemblare una macchina da zero in un giorno, farle fare uno shakedown in aeroporto e poi portarla al traguardo 24 ore dopo. Chapeau!

Porsche 963 Le Mans pit stop
Hertz - Jota Sport Porsche 963 #12 - © Jota Sport

Bocciati


Peugeot

La 9X8 senza ali andava male, è vero, ma almeno a Le Mans (e in Qatar) aveva accennato un barlume di competitività, salvo poi gli errori dei piloti.

La 9X8 evo, invece, qui come a Spa e Imola, non è mai stata della partita: lenta sia in qualifica che in gara, giorno o notte, sole o pioggia, non fa differenza. Tra l'altro, lo scorso anno Peugeot si era dimostrata forte soprattutto sull'asfalto umido e sulla pioggia, che l'hanno fatta da padroni in questa edizione 2024.

Un piccolo sollievo viene dal fatto che i problemi di affidabilità sembrano essere stati superati, ma queste prime uscite della 9X8 rinnovata, dopo tutti gli investimenti compiuti sul progetto, sono a dir poco deludenti.

Peugeot 9X8 #93 Le Mans
Peugeot 9X8 #93 - © Peugeot Sport

BMW

Male anche la casa di Monaco di Baviera, la cui gara è stata costellata fin dalle primissime fasi da errori dei piloti ed incidenti.

Dopo appena 20 minuti Wittmann ha lanciato nel muro la #15, per poi riuscire a ripartire. Quindi è il turno di Frijns, a muro con la #20 dopo appena 2 ore e mezza. La macchina è poi riuscita a rientrare ai box, per poi ripartire dopo molte ore, ma non risulta presente nella classifica finale.

E per non farsi mancare niente, si chiude con il secondo botto della #15, spedita in orbita nella notte da un Kubica probabilmente stizzito dal fatto che Vanthoor non volesse proprio lasciargli strada, nonostante avesse già sbagliato due chicane, le bandiere blu e le sfanalate incessanti della 499P #83.

A parte gli incidenti e un piccolo exploit in qualifica, poi vanificato da un errore durante la Hyperpole, quello di Le Mans è stato un weekend decisamente non degno di nota per la casa tedesca.

BMW M Hybrid #8 Losail
BMW M Hybrid V8 #20

Non classificabile


Alpine

Un disastro.

E dispiace molto dirlo, perché la LMDh francese ha dimostrato di poter viaggiare, anche forte, soprattutto in qualifica.

Ma se alla 24 ore di Le Mans ti ritrovi con entrambe le macchine ritirate a causa di motori fusi dopo nemmeno 6 ore, alla faccia dell'endurance, è evidente che ci sono dei problemi gravi.

E attenzione, perché questi guai di affidabilità erano già saltati fuori nei test prestagionali e nelle gare precedenti, non che qui a Le Mans si sia scoperta l'acqua calda.

Il principale indiziato? Non può che essere il Mecachrome V634, alla base dell'unità di potenza francese: conosciuto più per i meme che per altro, questo simpatico - o forse no - V6 è famoso per esplodere in momenti randomici e completamente senza preavviso. Chiedete conferma ai numerosi piloti di Formula 2 e Formula 3 rimasti vittime di un “Mecachrome momento”, non rimarrete delusi.


La cosa grave è che nessun intervento sia stato attuato per tentare almeno di salvare la faccia nella gara più importante dell'anno - in casa tra le altre cose.

In pratica, una gara persa in partenza per una scelta suicida in fase di progetto.

Per la serie "dichiarazioni invecchiate male", riportiamo qui le parole di Nicolas Lapierre a inizio stagione, riferite proprio al motore Mecachrome: "Nei test siamo riusciti a correre per 30 ore di fila. Penso che il motore stia andando abbastanza bene. Le Mans è speciale, è una pista diversa, con condizioni diverse, ma finora è andata bene per questo motore."

Boom. Colpito e affondato.

Male male, speriamo in un cambio di rotta radicale sotto l'aspetto motoristico perché, come detto prima, il pacchetto complessivo non è per niente malvagio.

Alpine A424 #36 Le Mans
Alpine A424 #36 - © 24 Hours of Le Mans

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