Antonio Giovinazzi: “L’obiettivo? Migliorarci e vincere Le Mans, non vedo l’ora di tornarci”
- Camilla Coletta
- 31 mag 2023
- Tempo di lettura: 4 min
A pochi giorni, ormai, dalla 24h di Le Mans abbiamo avuto l’occasione di intervistare Antonio Giovinazzi. Il pilota, classe ’93, inizia a correre in kart nel 2006 e gli abbiamo chiesto cosa direbbe a quel bambino che 17 anni fa iniziava la sua carriera; “di essere orgoglioso di tutta la strada che ha fatto” ci ha risposto, “perché da dove è partito a dove è arrivato ne ha fatta di strada”. Una strada che non è di certo stata semplice perché piena di sacrifici che però, ci tiene a sottolineare, alla fine sono serviti. Oggi Antonio è orgoglioso di quel bambino che aveva come idolo Schumacher, un grandissimo pilota che ai tempi dominava con la sua Ferrari, la stessa squadra per cui oggi, anche se in una diversa categoria, Giovinazzi è pilota ufficiale.

Un pilota italiano che guida una Ferrari, un simbolo inequivocabilmente italiano in un periodo storico davvero importante per la Rossa di Maranello: il ritorno dopo 50 anni di assenza nella massima categoria del Mondiale Endurance. Ma come ci si sente a rappresentare questo tassello nella storia, non solo di Ferrari, ma dell’intero automobilismo sportivo? “Orgoglioso” è la prima parola che viene in mente ad Antonio appena gli facciamo questa domanda, un orgoglio che però a volte sa tramutarsi in pressione, perché la responsabilità è tanta come anche il lavoro.
“Tanto lavoro essendo una macchina nuova, un team nuovo […] Ferrari ovunque va, in qualsiasi categoria, ha sempre più pressione rispetto agli altri quindi dobbiamo lavorare il doppio per avere i risultati che tutti vogliono, che i tifosi vogliono”
L’inizio di una nuova era con la 499P
Quest’anno Giovinazzi sta condividendo la macchina con due piloti che hanno ottenuto, insieme negli ultimi due anni, due titoli mondiali in GTE Pro nel Mondiale oltre alla vittoria a Le Mans. Il pilota originario di Martina Franca è contento dei suoi compagni di squadra che hanno molto da offrire anche grazie alla loro esperienza. Nonostante gli ultimi anni di gare Antonio li abbia fatti sulle monoposto si è detto contento di tornare ad avere dei compagni di squadra con cui lavorare e sperare sempre il meglio per loro. Giovinazzi sottolinea che nelle monoposto il lavoro tra compagni di squadra è completamente diverso, sono proprio loro i tuoi primi avversari, mentre nell’Endurance c’è un modo di lavorare completamente diverso dove speri sempre il meglio, non solo per te stesso, ma anche per loro.

La prima differenza che Antonio ha riscontrato nel prototipo di Ferrari con le monoposto è stato il caldo: l’abitacolo chiuso, che non permette il passaggio di aria, da meno quella sensazione di velocità che il pilota italiano provava nelle formula. L'italiano, che negli ultimi anni ha corso in 3 mondiali differenti tra Formula 1, Formula E e WEC, ci ha però spiegato che, escludendo il campionato elettrico che non ha niente, o quasi, a che vedere con l’endurance, la Formula 1 e il WEC sono abbastanza simili.
Ruote coperte e Formula possono quindi sembrare due mondi diversi, già a partire dalla formazione dei piloti e dal loro rapporto e modo di lavorare insieme, infatti il carico aerodinamico e la velocità distinguono queste categorie ma, ad accomunarle, c’è lo stile di guida, l’approccio che è sempre uguale, l’allenamento in pista e la comunicazione con l’ingegnere è la stessa. Altra differenza è che questa macchina è più pesante rispetto alle monoposto; quindi, leggermente più difficile da fermare e nei cambi di direzione, dice Antonio.
“La consapevolezza di lottare per il podio […] per il primo posto… è quello l’approccio diverso”
Dice facendo ancora riferimento ad essere iscritto al campionato con una Ferrari.
Ad essere pilota di una macchina del calibro di Ferrari c’è la consapevolezza di lottare per il podio, c’è quella pressione di ottenere i risultati che tutti si aspettano: una vittoria, e questo il pilota della 51 lo sa bene.
Il mondiale in monoposto, dice Antonio, lo ha aiutato molto nella gestione dell’energia dell’ibrido, il resto è tutto nuovo, la categoria è completamente diversa: il format, la macchina… è tutto da scoprire.
Un inizio di stagione difficile ma “si impara dagli errori”
Le prime due gare per la vettura numero #51 non sono state delle migliori ma Antonio ha detto che “l’obiettivo è quello di migliorarci gara per gara”; infatti il debutto di questa vettura è arrivato proprio quest’anno e sicuramente c’è ancora tanto da scoprire per la squadra. Dopo Sebring e Portimao, i risultati sono arrivati per Giovinazzi ed i suoi compagni, con un ottimo terzo posto a Spa.
"Siamo un team giovane" ha detto Antonio, dicendo che si impara dagli errori per migliorarsi di gara in gara. Il suo obiettivo per quest’anno è migliorarsi, fare bene a Monza - che è un punto di riferimento per la squadra - ma, soprattutto, un buon risultato a Le Mans.
Quindi fare bene a Le Mans è l’obiettivo di Giovinazzi per la stagione, il pilota italiano ha dichiarato che, essendo la sua seconda esperienza a La Sarthe, prenderà sicuramente qualcosa di quello che ha imparato nell’edizione del 2018 nonostante l’approccio sarà totalmente diverso.
"La notte guardavo più dietro che avanti, invece questa volta mi potrò solo focalizzare a sorpassare, però è una gara mentalmente lunga, 24 ore… che alla fine non sono solo le ore che si sta in macchina, ma anche quando segui i tuoi compagni di squadra"

Le Mans sarà una gara lunghissima, il pilota deve essere vigile per gran parte della gara, anche quando non è lui a guidare; Antonio, per prepararsi al meglio, sta facendo anche degli allenamenti notturni.
"Non vedo l'ora di ritornare"
Manca sempre meno alla gara più attesa dell’anno e vedere La Rossa tornare nella categoria madre sarà sicuramente emozionante.
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