Prima della 6h di Imola abbiamo incontrato Nyck De Vries per parlare del suo percorso nel WEC fino ad ora e delle sue aspettative per il round italiano. Tra un sorriso e un altro, il pilota olandese ci ha raccontato del suo WEC e di quanto si senta privilegiato a poterci correre con Toyota, senza sapere che poi quella 6h di Imola l’avrebbe vinta proprio lui

Quando abbiamo incontrato Nyck De Vries ad Imola non ci si poteva aspettare che poi, una volta finito il weekend, lo avremmo potuto descrivere come il vincitore della 6h di Imola. Anzi, dalle sue parole traspariva parecchia incertezza sul risultato del weekend, caratterizzato da un meteo imprevedibile e da una previsione della gestione del traffico non troppo rosea in una pista stretta e ripida come quella dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Invece alla fine Toyota Gazoo Racing, con la vettura numero 7, è riuscita a portarsi a casa la vittoria, decisamente meritata dopo una lotta da brivido prima con le Ferrari 499 P e poi con la Porsche 963 di Kevin Estre, che è arrivato a davvero pochi decimi di distacco nell’ultimissima fase della gara dalla vettura di Kamui Kobayashi, compagno di squadra di De Vries insieme a Mike Conway.
Un risultato che rappresenta il primo obiettivo della stagione raggiunto da Nyck De Vries, che nel WEC è tornato da pochissimo dopo la sua parentesi con Alpha Tauri in Formula 1: “Questo ritorno al mondo endurance devo dire che mi sta piacendo parecchio. In generale questo lato del motorsport mi è sempre piaciuto, infatti ho mostrato interesse per il WEC già da quando ero molto giovane. La mia prima stagione qui l’ho corsa nel 2018, in parallelo al mio programma in Formula 2” ci ha raccontato. “Il mio lato preferito del mondo endurance? Lo spirito di squadra. Amo correre nel WEC in questo momento perché sta vivendo un’epoca felice, con l’interesse di tanti costruttori diversi che hanno alzato ancora di più il livello di competitività. Non credo che cambierei niente, il WEC mi piace così com’è”.
Con Toyota Nyck De Vries lavorava già da tempo, con il debutto al volante della loro vettura nel 2020 quando è diventato pilota di riserva e test driver del team giapponese, ma all’inizio di questa stagione qualche dinamica è cambiata, con l’olandese che ha dovuto inserirsi in un equipaggio di due piloti che già correvano insieme nelle stagioni precedenti: “Lavorare con Toyota è bellissimo, sto amando tutto quanto. I miei compagni di squadra, Kamui e Mike, li conoscevo già e per me sono sempre stati dei punti di riferimento in questo ambiente, mi hanno insegnato tanto. Una volta diventato pilota dell’equipaggio numero 7 mi hanno accolto a braccia aperte e mi hanno dato modo di adattarmi e di sentirmi davvero parte del gruppo. Poi anche la parte fuori dalla pista influenza il modo in cui ci relazioniamo durante le gare, quindi il tempo speso insieme mi ha dato modo di imparare a stare insieme a 360 gradi, cosa che nell’endurance è fondamentale”.

“Tornare a correre nel WEC dopo la Formula 1 non mi ha fatto sentire sotto pressione, anzi, mi sono sentito privilegiato. Devo ringraziare Toyota perché mi ha dato l’opportunità di poter correre nuovamente qua con un team che vanta domini e successi di ogni tipo nel motorsport. Diciamo che la sento più adesso la pressione perché ci sono tante aspettative su di noi, essendo il team che fino all’anno scorso è stato campione. Poi il livello di competitività si è alzato parecchio rispetto alle stagioni precedenti, quindi è anche un WEC diverso dal passato” ci ha detto Nyck, che sembra davvero a suo agio con il nuovo team. Si vede da come si relaziona con tutti, dal modo che ha nel box di tenere sempre un occhio sui suoi compagni e, soprattutto, una volta che cala giù la visiera, proprio come ha dimostrato ad Imola: il suo stint, che è durato dalla seconda alla quarta ora di gara, lo ha visto mettere giù dei tempi incredibili nonostante le condizioni in continuo cambiamento per arrivare al sorpasso della vettura di Antonio Giovinazzi, in prima posizione, giusto qualche attimo prima del suo ingresso ai box per il cambio pilota.
Ad Imola poi lo aspettava una folla incredibile di persone: il WEC in Italia sta trovando la strada giusta per arrivare dritto nel cuore degli appassionati e si è visto dalle 70.000 presenze registrate durante il weekend italiano. “L’anno scorso dovevo correre qui con la Formula 1, ma sfortunatamente per l’alluvione l’evento è stato cancellato. Questo weekend però potremo rifarci, io sono contentissimo di poter correre in Italia dove i tifosi sono appassionati al 100% e amano il motorsport in maniera speciale. Credo che tanti verranno per Valentino Rossi, che sta facendo molto bene al campionato da questo punto di vista, ma io sono contento lo stesso!” ci ha raccontato l’olandese, che in realtà dagli italiani è particolarmente apprezzato vista la sua vicinanza al Bel Paese tramite i tanti team italiani con cui ha corso.
Per quanto il tracciato di Imola sia apprezzato e possa ospitare tanti tifosi però è anche molto insidioso per le vetture a ruote coperte: il grande enigma da risolvere nel weekend del WEC italiano era quello della gestione del traffico, particolarmente difficile per via della carreggiata stretta, insieme a quello del meteo, continuamente in cambiamento. “Il traffico nel WEC è già una sfida di per sé, anche nei circuiti larghi, quindi figuriamoci qui ad Imola. La cosa positiva è che siamo tutti sulla stessa barca e che ogni team dovrà fare del suo meglio per non trovarsi in situazioni spiacevoli. Tra l’altro Imola è una pista che non ti da minimamente margine di errore: se sbagli sei subito in ghiaia o nel muro, quindi bisognerà rimanere molto attenti e concentrati per non far vincere l’impazienza”.

“Allo stesso tempo queste incertezze sono gli ingredienti perfetti per una gara che farà divertire il pubblico, nonostante lo stress per i piloti e per le vetture! Per non parlare poi della storia che si porta con sé questo circuito, purtroppo anche tragica, e che si sente anche solo guardandola da fuori. Per chi è un vero appassionato di motorsport sarà un weekend emozionante, per me in primis” ha continuato Nyck. Ci siamo soffermati a discutere con lui il lato mentale della preparazione di una gara che sembra oggettivamente molto complessa, con la concentrazione e la pazienza alla base di tutto: “Credo che identificare le caratteristiche di ogni gara sia essenziale per prepararsi mentalmente per il weekend: questo è il primo passo da fare. Poi per me la chiave è la pazienza, che deve esserci sempre, anche quando magari si è bloccati sempre dietro la stessa macchina durante un intero stint. Questo è ciò che ti mette in relazione con il rischio: me lo prendo o aspetto? Ne vale la pena rischiare magari di schiantarmi? La preparazione mentale va quindi di pari passo con quella fisica, soprattutto per le gare come quella di Imola, che sono una sfida a 360 gradi”.
La pazienza è la virtù dei vincitori, o almeno questo è quello che Nyck De Vries ci ha insegnato proprio a Imola: le sue parole si sono tradotte in fatti nel momento in cui è iniziata la lotta per la prima posizione con Antonio Giovinazzi, con l’olandese paziente nel trovare il momento giusto per prendere il suo rischio. La strategia perfetta di Toyota ha poi portato De Vries, Kobayashi e Conway alla vittoria, ma quando Nyck ha chiacchierato con noi non era così convinto di cosa aspettarsi per il weekend: “Onestamente non so cosa possiamo aspettarci da questo weekend perché il meteo sarà un po’ birichino e non abbiamo troppe certezze. Anzi, probabilmente metterà ancora più pepe all’azione. L’obiettivo è la Top 5, che ci permetterebbe di portarci a casa un po’ di punti. In generale ti dico che io cerco sempre di fare il mio meglio con gli strumenti che ho a disposizione”.

Quello che è Nyck De Vries si capisce già guardandolo guidare, perché poi quando si racconta non è tanto diverso: rimane deciso, sicuro e diretto al punto. La sua storia nel mondo del motorsport racconta di lui in tanti modi diversi invece, dal piccolo fenomeno sui kart all’incredibile campione del mondo di Formula E, fino al grande punto interrogativo messo sulle sue spalle una volta arrivato in Formula 1. “Quando sono là fuori con la visiera abbassata che percorro le curve di qualsiasi circuito, tutto sparisce per me. Ho sempre avuto un amore generale per tutto quello che è il mondo del motorsport” ci dice Nyck. E così, da innamorato del suo mondo, sale sul podio della 6h di Imola, con gli occhi di chi di circuiti ne ha percorsi tanti e allo stesso tempo non abbastanza, perché la testa ce l’ha già verso la prossima sfida.

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