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La pasta di cui sono fatti i campioni

Aggiornamento: 10 ott 2022

Felipe Drugovich ha vinto il titolo di Formula 2 con tre gare di anticipo, dopo una stagione in cui si è mostrato uno dei piloti più completi della griglia. Piano piano, a piccoli passi, si è costruito un nome e ha portato il Brasile, il paese che tanto ama, al vertice.


Photo credits: Getty Images

Felipe è arrivato un po' all'improvviso, dopo una stagione - quella del 2021 - che lo aveva visto anonimo, spento e arreso. È arrivato in silenzio, composto, senza troppi fronzoli intorno: sulla griglia in Bahrain c'erano lui, la sua monoposto e il silenzio. Si è fatto strada tra i campioncini che erano considerati quasi i predestinati al titolo di quest'anno, tra piloti supportati da accademie e figli d'arte, tra avversità e malelingue, conquistando la prima vittoria della stagione a Jeddah e cominciando, dal paese arabo, un dominio superiore.


Ne abbiamo visti di piloti dominanti in Formula 2, si, ma mai come lui. Felipe è stato in grado di vincere, di farlo con la pioggia, con le strategie scellerate, nei circuiti più complicati, ma soprattutto è stato in grado di gestire. Come se avesse uno strano superpotere, che gli permetteva di arrivare sempre alla linea del traguardo - e a tratti sembrava che questo potere l'avesse anche sui suoi avversari e colleghi - con un vantaggio, come se fosse già stato scritto dal destino.


A Barcellona ha fatto, forse, l'abbuffata di punti più importanti: dopo un decimo posto in qualifica ha vinto la gara sprint partendo dal palo, replicando il giorno dopo con una strategia a dir poco eccezionale grazie alla complicità del muretto del team MP Motorsport.

Complicità con il team olandese chiara già dal primo giorno di test: la macchina è sempre stata perfetta per Drugo.


Evidentemente, MP Motorsport, ci aveva visto lungo quando ha deciso di riprendersi il brasiliano - perchè sì, Felipe aveva già corso con loro, ottenendo anche la prima vittoria nella categoria nel 2020 - e sapeva che se fosse stato in grado di preparare una macchina forte, una navetta spaziale quasi, al volante avrebbe trovato il giusto astronauta.


Photo credits: Getty Images

Dopo una super prima parte di stagione, che lo ha visto vincere anche la gara delle gare, Monaco, Felipe sembrava essersi un po' perso: i punti li ha sempre portati a casa, il suo lavoro l'ha sempre fatto, ma agli occhi esterni sembrava che il brasiliano si fosse un po', in termini gergali, "afflosciato". Pourchaire, il suo principale avversario per il titolo, si era riavvicinato e la vittoria non arrivava più, tanto che abbiamo lasciato la categoria per la pausa estiva senza essere più certi del suo trionfo a fine stagione.


E invece.

Invece Felipe è tornato dalle vacanze ancora più carico di prima. Sul tracciato di Spa, dopo la pole, si è portato a casa la soddisfazione di una rimonta incredibile - di nuovo con la complicità del team che ha messo su una strategia apparentemente scellerata ma che alla fine dei conti ha avuto più che successo - e un secondo posto, imponendosi sul resto della griglia.


Dopo la vittoria a Zandvoort, a Monza tutti erano consapevoli che Drugovich aveva la chance di chiudere il campionato, ma nessuno se lo sarebbe aspettato in questo modo.


Photo credits: Getty Images

Il campionato di Felipe non poteva arrivare meglio di così: ha voluto specchiarlo, rappresentarlo. Perché è arrivato in silenzio, inaspettatamente, proprio come Pipe.

Un contatto con Cordeel lo ha messo fuori al primo giro, Pourchaire stava facendo la rimonta del secolo - o almeno ci stava provando - e nonostante ciò, ha vinto il campionato.


Felipe ha vinto perché non ha dato spazio ad altro: non si è lasciato distrarre, non si è lasciato condizionare, non ha cercato alternativa. Ha vinto seduto sullo sgabello del suo ingegnere, tra la gioia del team e il calore dei Tifosi italiani. Con le guance rosse dall'emozione e un sorriso che racconta tutto: i sacrifici, la gratitudine, la soddisfazione.


Felipe si è costruito da solo, si è fatto spazio tra tutti con un team che l'ha saputo accompagnare in alto: in silenzio, composto e, soprattutto, all'improvviso, o menino do Brasil è diventato un campeão, rimanendo sempre fedele a se stesso e alle sue scelte.


Parabens Drugo, adesso vediamo cosa ti aspetta in cima.

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