Weekend folle a Monaco: trionfano Barnard e O’Sullivan tra mille sorprese
- Chiara Portello
- 8 giu 2024
- Tempo di lettura: 5 min
Dopo Imola, la Formula 2 si trasferisce nel Principato, regalandoci un weekend scoppiettante. Monaco ci dimostra ancora una volta che anche se il risultato potrebbe essere scontato, questo circuito regala sempre qualcosa di inaspettato. In un campionato sempre più conteso il talento che ti aiuta a vincere un paio di gare non è sufficiente, la chiave è essere costanti e massimizzare sempre il risultato.
Monaco non fa sconti a nessuno
Il circuito del principato è forse il più insidioso del calendario, caratterizzato da curve lente e muri molto vicini è facile commettere un errore e compromettere il proprio weekend. È perciò fondamentale per tutti i piloti completare tanti giri per prendere confidenza con il tracciato e spingere la monoposto al limite, senza però oltrepassarlo. Qui, più che in altre piste, emerge il talento del pilota, che ad ogni giro si spinge sempre oltre, baciando e sfiorando i muretti, rendendosi un tutt’uno con la macchina. Proprio per la sua conformazione così stretta, il circuito di Monaco rende complicato sorpassare gli avversari, dunque la qualifica diventa fondamentale. Tanti gli errori per i piloti, soprattutto al sabato: Victor Martins, dopo una pessima partenza, la mette a muro in seguito ad un contatto alla Saint Devote; Pepe Martì, nonostante l’ottimo comportamento da parte della vettura, commette un grave errore e sbatte la monoposto all’uscita della chicane; Oliver Bearman tocca troppo il muro e danneggia una sospensione. Infine Zane Maloney tampona l’avversario davanti a sé e subisce la stessa sorte, colpendo infine le barriere. Mentre alla domenica è l’errore pesante di Joshua Durksen che regala un’inaspettata vittoria a Zak O’Sullivan.

Gioie e delusioni
Dalla delusione alla gioia più grande, quella della prima vittoria. Chi ha avuto una grande occasione, partendo primo nella gara sprint è stato Taylor Barnard. Il pilota britannico ha condotto una gara a dir poco perfetta, primo dalla partenza al traguardo. Ha saputo gestire in modo magistrale una corsa non proprio lineare, soprattutto dopo la bandiera rossa causata dal tamponamento di Maloney su O’Sullivan, bloccando così Maini. Barnard controlla bene anche la seconda partenza, riuscendo a vincere con un vantaggio di cinque secondi su Bortoleto. Una grande vittoria per il pilota britannico che conquista i suoi primi punti nella categoria, avendo finalmente anche lui l’opportunità di alzare il ditino dopo il traguardo.

I piloti sanno quant’è speciale la qualifica a Monaco, lo sa molto bene anche Richard Verschoor che, quando capisce di aver conquistato la pole position grida di gioia e abbraccia tutti i suoi ingegneri. Nonostante una sprint non brillante, è conscio dell’opportunità di portare a casa un gran risultato, per lui e per il team Trident. Sembrava tutto perfetto, dalla partenza fino a metà gara: al giro 19 comincia a sentire che qualcosa non va, prova con tutte le sue forze a rimanere in testa ma con i problemi al motore perde diverse posizioni. Come se non bastasse viene penalizzato per aver tagliato la pista e averne tratto vantaggio mentre cercava disperatamente di difendersi, così lo chiamano ai box per scontare la penalità. Nonostante tutti gli sforzi, il team italiano è costretto a ritirare la sua monoposto. Un’enorme delusione per Verschoor che, arrivato ai box lancia il volante che si blocca sull’ala, poi scende dalla vettura e le telecamere lo riprendono in tutto il suo sconforto.

Capolavoro del team Art o solo molta fortuna?
A volte i grandi successi non arrivano grazie ad un’ottima prestazione o per merito di una pole position, bensì avvengono grazie alla pazienza e ad un’ottima capacità di lettura di gara da parte della squadra. Per il team ART, che sta conducendo una stagione non particolarmente brillante, l’unica occasione per provare a vincere domenica era quella di aspettare pazientemente ed è quello che hanno fatto. D’altronde, partendo così indietro non avevano nulla da perdere e potevano permettersi una strategia azzardata. Mentre tutti entrano ai box per cambiare le gomme, via radio la squadra avvisa Zak O’Sallivan che se negli ultimi giri dovesse uscire una safety car potrebbero vincere la gara. Quando manca poco alla fine, sono in tre che devono ancora fermarsi: il primo ad arrendersi è Martins, poi Durksen che, all’uscita dai box mentre rientra in pista, arriva al contatto con Maloney, provocando una safety car. Quello che O’Sullivan e il team ART Grand Prix volevano è effettivamente successo: il britannico va ai box per effettuare il pitstop in regime di safety car, dunque se non commettono errori la vittoria è loro. Il O’Sullivan esce davanti ad Hadjar, che fino al penultimo giro era convinto di regalare al team Campos la sua terza vittoria in stagione, ma che invece si deve accontentare dei diciotto punti che arrivano al secondo classificato. La rabbia del pilota francese è enorme: prima la esprime via radio e poi sceso dalla monoposto, è furibondo con il team, non vuole parlare con nessuno, è incredulo che la vittoria gli sia scivolata via dalle mani così, in un solo giro.
La delusione di Hadjar è paragonabile solo alla gioia di O’Sullivan che conquista la sua prima vittoria in F2 e risale la classifica generale fino alla settima posizione. Una gioia immensa e incontenibile, di chi sa aspettare e cogliere la fortuna perché questa arriva solo da chi la chiama.

Emergono i principali contendenti al titolo
Avevamo lasciato Imola con Zane Maloney leader della classifica mentre ora si trova solo al terzo posto. Un altro brutto weekend per lui che, ritirandosi al sabato e portando a casa un solo punto alla domenica, forse dimostra quanto debba ancora crescere.
Brilla in modo particolare Isack Hadjar, che anche questo weekend dimostra quanto sia forte la sua passione per questo sport che lo spinge a voler vincere ad ogni costo. Il pilota del RedBull Junior Team ha svolto una gara perfetta, che solo la sfortuna gli ha impedito di vincere. Adesso si trova a meno due dalla testa della classifica, vedremo se questo secondo posto a Monaco peserà a fine stagione; sicuramente a pesare sono quei tre ritiri, senza dei quali sarebbe quasi certamente primo.
Chi invece sta sorprendendo per la sua continuità è Paul Aron: il nuovo leader del campionato si è conquistato la leadership a piccoli passi, collezionando podi e racimolando punti in ogni gara dopo lo 0 della prima sprint della stagione a Melbourne. L’aveva affermato lui stesso in un’intervista che il suo obiettivo quest’anno non sarebbe stato vincere una gara ma puntare a vincere il campionato, massimizzando sempre il risultato. Sta mantenendo la promessa: ora è primo e gli manca solo salire sul gradino più alto del podio.

Un campionato tutto va vivere
Con Monaco si è appena concluso il primo terzo del campionato che si fa sempre più avvincente e coinvolgente. Questi giovanissimi piloti ci stanno facendo divertire e godere questo sport. Ci esaltiamo ad ogni prima vittoria e ci dispiacciamo per le lacrime di chi non riesce a trattenere la delusione di una sconfitta. Applaudiamo al talento di chi, come Andrea Kimi Antonelli, dopo decine di giri dietro Colapinto, compie un sudatissimo sorpasso all’uscita della Rascasse, semplicemente meraviglioso. Ridiamo quando in pitlane un meccanico del team Prema salta sopra la sospensione della macchina di Ollie Bearman, soluzione poco convenzionale ma sicuramente fantasiosa. Tiriamo un sospiro di sollievo, insieme a Bearman, quando nel tunnel Isack Hadjar ha schivato un lentissimo Miyata solo grazie ai suoi riflessi.
Un campionato così combattuto e imprevedibile non può che essere il risultato di un lavoro eccellente da parte delle squadre e soprattutto dei ragazzi che hanno un livello altissimo di preparazione fisica e mentale. Aspettiamo con ansia Barcellona, dove speriamo di vedere tanti sorpassi e una sfida accesa, e chissà se vedremo una classifica stravolta e un nuovo pilota in testa.
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